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  • Immagine del redattoreSabrysan

AMICI, COMPLICI, AMANTI

KARATE E RAPPORTI PERSONALI


Riprendiamo il titolo di un film per affrontare un argomento delicato, che può toccare i praticanti di karate, specialmente quando un gruppo diventa numeroso e possono nascere rapporti di natura diversa oltre a quella di "compagni di allenamento".


Il Dojo è un luogo magico, e il desiderio di condividere tale magia è frequente e naturale.

Tuttavia, il karate è un’attività individuale, che dà i suoi frutti migliori se i praticanti si concentrano sulla costanza dell’allenamento, se si allenano liberandosi da preconcetti, se si impegnano ad abbattere i propri limiti personali e se si esercitano a mantenere sacro il loro spazio marziale.

Ciò può essere messo fortemente in difficoltà laddove i rapporti interpersonali con gli altri praticanti occupino troppo spazio, nel bene e/o nel male. Il praticante che voglia perseguire una via davvero speciale grazie a questo cammino, dovrà fare attenzione ad essere rispettoso di tutti i suoi compagni, a prescindere dall’indice di gradimento; dovrà mantenere una posizione equilibrata rispetto ad essi, affinché al centro della sua vita marziale ci sia la pratica e non altre cose. Troppa simpatia o troppa antipatia sono elementi pericolosi da gestire, dovendo già dedicarci interamente al miglioramento di noi stessi.

Se si vuole fare del proprio percorso qualcosa di sacro che ci accompagni in maniera speciale nel nostro quotidiano, si dovrà fare tanta attenzione a tutti gli aspetti compenetrati con la pratica marziale.

Ciò significa che sul tatami non dobbiamo avere né amici, né nemici, né amanti. Tutti devono essere conoscenti di pari grado, con cui scambiarsi esperienze.

Questo non significa, però, che al di fuori questi valori possano essere dimenticanti, altrimenti l’incoerenza finirà per contaminare la sincerità della pratica.

Anche fuori dal dojo, a partire dallo spogliatoio, ci si deve sforzare di essere equilibrati, senza escludere nessuno, senza esaltare nessuno, ma rispettando tutti e rispettando i limiti di tutti. Ovviamente può capitare che i nostri compagni di pratica diventino amici, nemici o amanti; ma se un karateka, dovunque sia, dimentica il rispetto e le modalità richieste dalla pratica, allora la stessa può considerarsi vuota.

Questo non è facile, e richiede tempo, pazienza e attenzione continua. Ma è fondamentale se si vuole praticare il karate da Sakura.


IL RAPPORTO CON IL MAESTRO

Altro aspetto delicato, da impostare con i giusti criteri, è il rapporto con il proprio Sensei.

La persona definita SENSEI è semplicemente colei o colui che ha iniziato da più tempo a cercare di compenetrare la propria vita personale con i frutti della pratica marziale, dunque si pone come guida ed esempio nel mantenere questo equilibrio e portare nel proprio quotidiano la calma, il rispetto, il sacrificio, l’autocontrollo, l’attenzione al miglioramento costante, l’apertura sincera dell’animo verso tutto e tutti, la capacità di scusarsi e di correggersi.

Ciò non significa che la figura del Sensei non possa avere amicizie o affetti nel suo Dojo o che non possa dare confidenza ai suoi allievi. Ciò sarebbe semplicemente impossibile. L’importante è che siano sempre rispettate le giuste misure: non importa quanta confidenza possa arrivare da parte del/la Sensei (fuori o dentro il Dojo): gli allievi resteranno comunque rispettosi, nei modi e nel linguaggio, e alla giusta distanza. Alcuni non vogliono tante formalità, ma la formalità che si usa è una scelta. Ad esempio, Sensei Nadia Ferluga può dirmi mille volte di chiamarla Nadia, ma io la chiamerò sempre Maestra.

Una comunicazione che avviene fuori dal Dojo è quella tramite cui gli allievi comunicano eventuali assenze o ritardi. Ciò avviene in maniera formale, tramite comunicazione scritta, senza gradi di confidenza o spiegazioni superflue, perché il senso della comunicazione è “parlare con il proprio ”: i Sensei in questo sono solo un tramite, per permettere di continuare a praticare i principi marziali anche quando si manca ad un appuntamento. La formalità, l’uso delle giuste parole, aiuta l’esercizio del rispetto e dell’attenzione ai dettagli.

IL REGOLAMENTO

Per aiutare gli allievi a praticare sempre, il Dojo Sakura si munisce di un suo regolamento interno, da osservare in tutti i suoi punti, in maniera scrupolosa. Il cammino del karateka è lungo, ma molto interessante, se si va oltre la superficie e la smania di imparare nuovi kata o di combattere. https://www.sakuralatina.com/regolamento

Altrimenti, il karate non vale più di una sana ginnastica.



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