REGOLAMENTO 

REGOLAMENTO DEL DOJO

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Il karate inizia e finisce con la CORTESIA: si fa un inchino in segno di rispetto ogni volta che si entra nel Dojo ed ogni volta che se ne esce. Stessa abitudine quando si sale sul tatami e/o se ne scende. 

N.B.: Il Dojo (traduzione: luogo dove si segue la via) si distingue dalla Palestra (il Palafight), che è la struttura che ospita la nostra associazione.

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La PRESENZA REGOLARE è un elemento importantissimo nella pratica del karate. Laddove ci siano motivi validi, si avvisa della propria assenza la Sensei (traduzione: colui/colei nato marzialmente prima). La comunicazione avviene tramite un messaggio formale, in modo che ad interrompersi sia solo la presenza e non il rispetto dell’impegno che si stringe tra allievo/a e Sensei. Sono considerati motivi validi: impegni di lavoro, importanti impegni personali, malattie e/o infortuni, indisposizione all’allenamento.

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La PUNTUALITÀ è una caratteristica distintiva dei karateka, ovvero il ritardo non è contemplato. Se esistono dei motivi oggettivi, essi vanno comunicati all’inizio della stagione, (o non appena possibile, se un impegno dovesse sorgere a stagione iniziata). Detto ciò, è comprovato che, con una buona organizzazione, il 99% dei ritardi si può eliminare.

Cosa fare se, nonostante tutto, si arriva in ritardo: se è in corso il saluto, si attende fuori dal Dojo che esso sia terminato.

Negli altri momenti della lezione, si entra discretamente nel Dojo e ci si posiziona in seiza (posizione da inginocchiati) al margine del tatami, in attesa che la Sensei, o chi ne dovesse fare le veci, si rechi dall’allievo/a in ritardo a dare il permesso di entrare ed inserirsi a lezione.

Una volta accordato l’inserimento a lezione, l’allievo/a si inserisce nell’ultimo posto disponibile, a prescindere dal proprio grado.

Al termine della lezione, l’allievo/a si riposiziona al posto che gli/le spetta, a seconda del proprio grado.

 

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Una FORMA DIGNITOSA è richiesta ad ogni praticante di karate. Prestare attenzione alla forma e all’igiene è un elemento importante, che aiuta il praticante ad inserirsi nella lezione con uno spirito puro, lontano dall’esibizionismo e dal mero senso estetico. L’ordine e l’attenzione aiutano il praticante ad avere cura del percorso marziale che segue, ed aiuta ad acquisire rispetto nei confronti di sé stessi. Nel dettaglio, sono richieste le seguenti accortezze:

  • Capelli pettinati/legati, in modo che non ostruiscano la visuale. Lacci per legare di colore bianco o nero;

  • Unghie delle mani e dei piedi tagliate corte, per non ferire o ferirsi durante gli esercizi;

  • Cura del proprio aspetto e della divisa da allenamento (“GI”, pronuncia corretta GHI);

  • Sotto la giacca del GI, gli allievi di genere maschile non indossano niente; le ragazze indossano un top o reggiseno sportivo di colore bianco o nero;

  • No smalto, collane, orologi, anelli, braccialetti, orecchini, piercing e/o altri tipi di accessori.

 

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L’ETICHETTA osservata dai karateka prima e dopo la lezione richiede particolari accortezze:

  • Ci si reca in palestra con la giacca del GI opportunamente coperta (da un k-way, o da altro indumento, nel caso della stagione invernale). Ai piedi si indossano scarpe chiuse (o sandali, durante la stagione estiva).

  • Vestizione e preparazione si ultimano nello spogliatoio;

  • Prima dell’ingresso nel Dojo, si osserva un comportamento estremamente rispettoso dell’ambiente circostante, facendo particolare attenzione al tono di voce;

  • Si accede al Dojo solo con lo stretto necessario, contenuto in un borsello o marsupio, lasciando tutto ciò che è materiale più lontano possibile dagli allievi. Si accede al dojo indossando zoori (ciabatte in paglia di riso tipicamente orientali) o comuni ciabatte;

  • Non si entra nel Dojo se la Sensei non è presente, a meno che non sia stato comunicato diversamente.

 

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Particolare attenzione si dedica al momento dello SPOGLIATOIO, fase in cui, soprattutto gli allievi più giovani, possono avere la tentazione di abbandonare l’etichetta. Ciò sarebbe tanto grave quanto se avvenisse nel Dojo, perché significherebbe la totale incomprensione del vero scopo delle arti marziali, che è quello di rendere gli essere umani più attenti, più gentili, più rispettosi, nei confronti dell’universo circostante.  In particolare, tutti gli allievi, nello spogliatoio:

  • Fanno attenzione ad essere ordinati e ad utilizzare gli spazi anche in considerazione degli altri utenti della palestra;

  • Mantengono un atteggiamento educato ed un tono di voce adeguato al contesto.

 

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Un altro elemento che contraddistingue il cammino marziale è la GERARCHIA. Nelle arti marziali vige un sistema piramidale ben chiaro, che viene memorizzato da subito, al fine di evitare qualsiasi equivoco e salvaguardare il rispetto all’interno del gruppo.

La scaletta prevede: Sensei, Sempai, Cintura Nera (e relativi dan), Cintura Marrone, Cintura Blu, Cintura Verde, Cintura Arancione, Cintura Gialla, Cintura Bianca, Gradi Neutri. In caso di cintura bicolore ci si posiziona prima del colore inferiore e dopo il colore superiore alla propria cintura. In caso di pari grado, si rispetta l’anzianità di grado (ovvero chi ha sostenuto l’esame prima). Se il grado e l’anzianità di grado coincidono, si tiene in considerazione l’età anagrafica. Nel caso di praticanti gemelli/e, si procede per ordine alfabetico. Nel caso di praticanti provenienti da altro dojo, essi si posizionano dopo l’ultimo/a allievo/a dello stesso grado.

La gerarchia va rispettata in ogni momento del proprio cammino marziale, quindi non solo durante la lezione, ma in tutti i momenti in cui i karateka si ritrovano, all’esterno o all’interno di un dojo, è implicito e naturale dare la precedenza a chi “c’è prima di noi”. Sensei significa appunto “nato/a prima”, e non nel senso anagrafico. Lo stesso principio si applica a tutti quelli che seguono.

Tutto questo senza dimenticare che il rispetto assoluto, e l’umiltà insita in esso, vanno prima di tutto dimostrati ed espressi dai gradi più alti nei confronti dei gradi più bassi (“kohai”).

 

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Al termine della lezione, è consuetudine fare un breve e discreto applauso, che indica gratitudine reciproca tra chi ha insegnato e chi ha appreso. A questo punto è preferibile lasciare il Dojo e rimandare eventuali comunicazioni ad un secondo momento, utilizzando una forma scritta, sia per vedere garantita l’efficacia della comunicazione, che per preservare quell’intimità che il saluto ha consacrato pochi minuti prima.

 

 

 

ASD SAKURA KARATE

 Il Consiglio Direttivo

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