"Osu": il significato, le interpretazioni.
- Sabrysan

- 3 giorni fa
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Il significato di “Osu”
Il termine “Osu”, pronunciato “oss” è molto usato dai karateka (a volte anche troppo!), ed ha diversi significati.
Principalmente viene utilizzato nel dojo, nel corso delle lezioni, per dire “sì”, “ho capito”, o come saluto prima di un esercizio in coppia, o anche per chiedere “per favore”.
Le origini del termine sono diverse e per approfondire il significato vediamo alcune possibili interpretazioni:
1. Deriva da “Osu Shinobu”, che si può tradurre come “spingere con perseveranza” o “resistere con coraggio”. Un significato piuttosto appropriato e calzante in una grande percentuale, se pensiamo all’atteggiamento di prontezza che viene richiesto ai praticanti, o alla capacità di sopportare la fatica, le ripetizioni degli esercizi.
Il kanji di Osu 押 si traduce con “spingere”. Il Kanji di Shinobu 忍 si traduce con “resistere/sopportare”.
Questa interpretazione ha un’origine di tipo “militare”, ed è l’equivalente di “signorsì”, di accettazione incondizionata e anche sottomissione, se vogliamo. Dunque, se in alcuni frangenti sembra perfetta, non sembra però rappresentare completamente lo spirito di un karateka, che non è solo fatica e sudore.
2. Deriva da “Ohayo Gozaimasu” (contrazione delle due parole), che si traduce con “buongiorno”, quindi intende un semplice saluto.
Molto spesso infatti usiamo Osu per salutare, in maniera formale all'inizio e fine di un esercizio come forma di rispetto, ma anche quando due karateka si incrociano, proprio come forma di saluto.
Osu si usa quando si esegue il primo e ultimo saluto (ingresso e uscita dal Dojo).
3. Deriva da “Onegai Shimasu” (contrazione delle due parole), che si traduce con “per favore”: anche questa traduzione si adatta molto bene a diversi momenti della pratica. In particolare, per il saluto di inizio e fine lezione, l’accezione più corretta è proprio questa, legata al senso di ringraziamento: “grazie per ciò che faremo insieme”, all'inizio, e "grazie per ciò che abbiamo fatto insieme" alla fine. L'insegnante risponde all'Osu degli allievi, grati di ciò che hanno imparato, perché è grata/o di ciò che ha vissuto con loro.
Un'avvertenza: qualsiasi sia il contesto, non bisogna abusarne, perché ciò che è profondo non ha bisogno di essere ripetuto continuamente. “Osu” è qualcosa che si porta dentro, prima ancora che dirlo.





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