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  • Sabrysan

Gli esami di karate

Il cammino del karateka

Quando ci si iscrive ad un corso di karate, si intraprende un cammino.

Questo cammino è fatto di numerose tappe, e non ha un vero e proprio punto di arrivo.

Diciamo che si consegue un primo obiettivo, quando i principi del karate iniziano a permeare la nostra vita quotidiana, fino a migliorare il nostro modo di vivere.

Lungo il cammino si incontrano degli obiettivi apparenti e degli obiettivi reali.

Per fare un esempio, un obiettivo apparente è la gara, l’obiettivo reale è superare una specifica paura.

O ancora, un altro obiettivo apparente è il colore di una cintura, l’obiettivo reale è il miglioramento personale.

Ciò vuol dire che il karate potrebbe esistere senza gare e senza passaggi di grado, ma non avrebbe senso se non ci aiutasse a superare i nostri limiti e a migliorare il nostro modo di essere.

Delle gare abbiamo già parlato in un post precedente, dunque ora ci soffermiamo sui passaggi di grado, ovvero i cosiddetti “esami”.

Sebbene il karate potrebbe esistere senza esami, essi si rivelano molto utili durante il cammino intrapreso da un allievo, sia per lui che per il maestro. Ogni grado viene indicato dal colore di una cintura e prevede un programma preciso da conoscere, un limite di età prestabilito e un tempo minimo di pratica. Questo sistema permette di poter organizzare i corsi in maniera chiara e dà sicurezza all'allievo, che può individuare facilmente a che punto del cammino si trova.

L’età minima opportuna per iniziare un corso di karate è 6 anni, ed è a quest’età che si fissa il primo grado, ovvero la cintura bianca. Sì, perché quando si comincia non si possiede nessun colore, la cintura assume il titolo di “neutra”, a volte definita scherzosamente “trasparente”.

Gli allievi inferiori a 6 anni seguono infatti un percorso speciale, seguendo un lavoro di introduzione alle arti marziali, all'interno del quale può essere inserito il grado di “mini bianca”.

Sempre per i bambini il primo colore arriva con il grado di “bianca/gialla”, una cintura intermedia prima della cintura gialla.

Le cinture bicolore sono utilizzate solo fino a 12 anni, per consentire alle età più giovani di avere più tempo di preparazione rispetto agli allievi più grandi.

E' importante che il tempo minimo di pratica venga rispettato, al fine di insegnare all'allievo ad aspettare e sudare ogni minimo passaggio, anche quando l'allievo sia particolarmente talentuoso e, rispetto al resto del gruppo, ha bisogno di meno tempo per preparare un esame. E' considerato diseducativo far saltare le tappe in virtù di un talento, perché a maggior ragione chi è dotato di talento ha bisogno di comprendere come nel karate ciò che ricompensa è prima di tutto l’impegno, e poi la costanza, la capacità di migliorarsi e la pazienza. Il karate, se praticato nell’ottica di una vera arte marziale, è una disciplina educativa, e non sportiva.

Così facendo i ragazzi seguono la loro strada, con o senza la cintura bicolore, attraversando dopo il giallo l’arancione, il verde, il blu, il marrone e infine, fuori dalla propria palestra, si sostiene il grado di cintura nera, presso la federazione di appartenenza e davanti ad una commissione esterna, che valuta, oltre all’allievo, anche la capacità del maestro di preparare il proprio studente ad affrontare il primo vero grado del suo cammino.

Tra la marrone e la nera, è possibile inserire il grado di “shodan-ho”, conosciuto come “cintura nera provvisoria” o “cintura nera di palestra”. Con questo esame l'allievo ha un anno di tempo prima di affrontare il vero e proprio esame e durante questo tempo continua ad indossare la sua cintura marrone.

Nel Sakura Dojo, i limiti sono fissati a 14 anni per la cintura nera, 12 anni per la cintura marrone, 9 anni per la cintura blu, 8 anni per la cintura verde, 7 anni per la cintura gialla. Questi limiti sono stati introdotti per evitare il fenomeno dei “baby karateka”, ovvero ragazzi che giovanissimi indossano già un grado alto e conoscono i kata più difficili, molte volte semplicemente dando seguito al talento citato sopra e ottenendo l'effetto di bruciare le tappe del cammino personale e marziale, senza insegnare la capacità di attendere il momento giusto. Limitare l’età nei gradi bassi serve anche a diluire gli esami nel corso del tempo, per evitare attese più lunghe di un anno.

Le eccezioni alle regole stabilite possono essere stabilite dal Direttore Tecnico, laddove ciò rappresenti la scelta migliore per un singolo o per il gruppo.

Ad esempio, se in un gruppo ci sono tutte cinture gialle e una sola cintura bianco/gialla, può essere utile sia al singolo che al gruppo unificare le cinture, laddove il singolo abbia tutti i criteri necessari per sostenere un esame (livello tecnico, livello di maturità comportamentale, regolarità delle presenze). Affinché questo succeda l’allievo in questione dovrà comunque prepararsi su due programmi e sostenere due esami in uno, per correttezza nei confronti degli altri allievi.

Allo stesso modo può succedere che un allievo sia l’unico di un gruppo ad avere oltre 12 anni e quindi a poter saltare una cintura bicolore; in questo caso il Direttore Tecnico deve valutare se è un bene per l'allievo e per il gruppo continuare un lavoro unificato o meno.

In entrambi i casi, la decisione presa ha lo scopo di organizzare al meglio il lavoro e ciò significa che se ci sono eccezioni esse serviranno solo a far lavorare meglio gli allievi.


Per quanto riguarda i bambini e gli esami da sostenere, è molto importante che la figura di riferimento all’interno del dojo sia in sintonia con la figura di riferimento all’interno della famiglia. Dunque è opportuno che tutti i tutori degli allievi siano a conoscenza dei suddetti criteri, in modo da possedere gli opportuni strumenti laddove l bambino in un momento di confidenza col proprio genitore dovesse esprimere un dubbio o una preoccupazione, cosa che magari non direbbero al proprio Sensei, per soggezione o per timidezza.

Ugualmente importante per i genitori è evitare di mettere pressione al momento dell’esame. Molto utile è ricordare ai ragazzi che non si tratta di una prestazione, ma della naturale conseguenza di un percorso che si è già svolto, e del conseguimento di un grado che non arriva il giorno dell’esame, ma che pezzetto dopo pezzetto si è già costruito, in tutti i giorni in cui l’allievo è venuto in palestra e si è allenato.

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